CAMERA DEI DEPUTATI
VIII Legislatura della Repubblica italiana

ADELE FACCIO | Gli 8 progetti di Legge presentati da Adele Faccio nel 1981

Commissione Pier Francesco Lorusso

 Istituzione di una Commissione monocamerale d’inchiesta sulle vicende che hanno determinato la morte dello studente Pier Francesco Lorusso, l’11 marzo 1977, a Bologna, e sugli sviluppi giudiziari della vicenda – C.2416, 2 marzo 1981

Abolizione del’ergastolo

 Abolizione della pena dell’ergastolo – C.2463, 23 marzo 1981

Rimborsi elettorali e servizio pubblico televisivo

Rimborso da parte dello Stato delle spese sostenute per le attività elettorali e per l’attivazione degli istituti di democrazia diretta. Contributo dello Stato alle spese dei gruppi ed alle attività dei parlamentari. Diritto all’informazione dei cittadini e garanzia per l’utilizzazione del servizio pubblico televisivo – C.2464, 24 marzo 1981

Pubblica sicurezza e codice militare di guerra

Abrogazione del titolo IX del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, concernente il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza e degli articoli 5 e 10 del codice penale militare di guerra – C.2554, 22 aprile 1981

Commissione spese dei gruppi e partiti

 Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle spese dei gruppi e partiti politici, sui mezzi con i quali essi vi fanno fronte, sulla consistenza finanziaria e patrimoniale dei partiti stessi – C.2714, 15 luglio 1981

Tutela acque sotterranee

Modifica al regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, contenente norme a tutela della pubblica incolumità nelle attività di ricerca, estrazione e utilizzazione delle acque sotterranee – C.2862, 8 ottobre 1981

Obiezione di coscienza produzione di armi

Norme per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza alla produzione bellica – C.2992, 24 novembre 1981

Istituto per la difesa civile

Norme per la costituzione dell’Istituto superiore per la difesa civile – C.3000, 27 novembre 1981

HOME | 19761977 | 1978 | 1979 | 1980 | 1981 | 1982 | 1983 | 1987 | 1988 | 19891990 | HOME

Disobbedienza Civile

Nullam tincidunt ut nunc et porttitor. Sed vel posuere enim, id aliquam lacus. Ut accumsan ipsum turpis, ut sagittis mi porta at. Aliquam erat volutpat. Pellentesque congue ipsum ut tempus luctus.

CISA

La Fondazione del CISA

Il Centro Informazione Sterilizzazione e Aborto viene fondato nel 1973 a Milano presso la sede del Partito Radicale in Corso di Porta Vigentina 15/A

Cosa fa il CISA

Imposta e risolve problemi di tutte le donne che non possono, non vogliono e non sono in condizioni di avere figli.

Come fa l'aborto il CISA

Per mezzo di medici che praticano l’aspirazione con la cannula Karman. Non è un atto chirurgico e non è un intervento operatorio micidiale per l’utero, come il raschiamento. E’ un sistema meccanico con cui, per mezzo di una piccola canna e di un pompa aspirante, si aspira in contenuto dell’utero, ancora informe e grumoso, prima del terzo mese, cioè prima che l’ovulo fecondato si agganci alla parete dell’utero e inizi il ciclo morfologico, cioè prenda forma. Fino a quel momento l’ovulo fecondato non è vitale né capace di vita.

Chi finanzia il CISA

Le nostre donne che fanno un’offerta libera e volontaria secondo le loro convinzioni e le loro possibilità. In questo senso, anzi, si crea una solidarietà meravigliosa fra le donne che prendono coscienza dell’ampiezza civile del problema e che si appoggiano e aiutano a vicenda e nell’occasione acquistano una dimensione nuova sui rapporti fra le donne, sull’oppressione che le donne vivono nella casa, nel lavoro, nella vita associativa e spesso scoprono la realtà della condizione femminile proprio nel momento della tensione umana e sociale creata dall’aborto. In questo senso il C.I.S.A. svolge anche una profonda azione di presa di coscienza femminile ed è il mezzo col quale si crea una nuova interrelazione fra le donne.

Il CISA sugli anticoncezionali

L’uso degli anticoncezionali è l’unico mezzo per la difesa della libera scelta della maternità.

Gli anticoncezionali sono essenzialmente sicuri se vengono usati con discernimento e costanza:

1 – “La pillola” che agisce sulla ovulazione della donna.

2 – “Il diaframma” che apre la bocca dell’utero e impedisce l’ingresso degli spermatozoi nella cavità uterina.

3 – “La spirale” – o mezzo intrauterino – che impedisce all’ovulo fecondato di installarsi nell’utero femminile.

4 – “La sterilizzazione” che chiude le tube impedendo definitivamente il passaggio dell’ovulo fecondato nell’utero.

La “pillola” – o contraccettivo orale (eteroprogestinico) – inibisce l’ovulazione e perciò ogni possibilità di concepimento, agendo contemporaneamente a livello ipofisario (impedendo all’ipofisi di inviare alle ovaie i normali stimoli ovulatori) e a livello ovarico (bloccando la risposta delle ovaie alle stimolazioni dell’ipofisi). La pillola ha anche la funzione di regolarizzare le mestruazioni, per cui, dopo qualche mese, scompaiono tutti i disturbi, le irregolarità e i disordini mestruali. Naturalmente la pillola va prescritta dal ginecologo, secondo il dosaggio ormonico necessario per ciascuna donna. Non è vero che sia dannosa, salvo alcuni casi particolari di disturbi circolatori, epatopatie, stati cancerogeni dell’utero e del seno, ipertensione arteriosa, tutti casi piuttosto rari in donne giovani, e facilmente riconoscibili e diagnosticabili anche a vista dal ginecologo.

“Somministrazione”: si prende una compressa la giorno per 21 giorni consecutivi fino a esaurire la prima confezione. Si interrompe il trattamento per sette giorni, durante i quali compare il ciclo mestruale e in cui la donna è assolutamente infeconda. Dopo questo intervallo di sette giorni, indipendemente dalla durata delle mestruazioni, all’ottavo giorno si prende il primo confetto della nuova serie.

L’ora di assunzione della pillola è indifferente. Se si dimentica di prendere una pillola bisogna prenderla subito appena possibile, qualunque ora sia, e poi prendere anche la solita compressa del giorno regolarmente alla solita ora. La pillola è il metodo anticoncezionale più sicuro.

Tutte le chiacchiere che si fanno in senso contrario sono soltanto chiacchiere prive di serietà.

“Il diaframma” è formato da una sottile coppa di gomma circondata da un anello. Le misure del diaframma variano a seconda delle diverse dimensioni della cavità vaginale; l’esatta misura deve essere stabilita da una persona esperta che insegna anche alla donna come applicare e togliere il diaframma.

Prima dell’introduzione è opportuno spalmare all’interno e all’esterno del diaframma un po’ di crema spermicida che aumenta la sicurezza del contraccettivo. Il diaframma può essere posto in vagina dalla donna qualche ora (tre o quattro) o pochi minuti prima del rapporto sessuale, ma non deve essere tolto prima che siano trascorse otto ore dall’ultimo contatto.

La presenza del diaframma non viene avvertita durante il rapporto sessuale e non riduce la sensibilità né il piacere sia di lei che di lui.

“La spirale” o mezzo intrauterino è un dispositivo di materiale plastico che viene inserito nella cavità uterina e rende difficile, o addirittura impossibile l’installazione dell’ovulo fecondato nell’utero della donna. Una volta inserita e ben adattata, la spirale resta in permanenza nella cavità uterina finché non si decida di toglierla. Il periodo consigliato è di almeno due anni. La maggior parte delle donne porta la spirale senza incidenti né disturbi. La spirale è formata da un filo di nylon che fuoriesce dalla bocca dell’utero in vagina, per cui ogni donna è in grado di controllare se è a posto anche da sola.

Dopo la pillola la spirale è considerata il metodo anticoncezionale più efficace; non dà nessun fastidio ed è assolutamente impercettibile durante i rapporti sessuali.

La “sterilizzazione femminile” è un’operazione complessa che implica l’incisione della parete addominale, il taglio di un tratto delle tube e la legatura delle estremità recise. Dopo l’operazione l’ovulo non può più arrivare nell’utero perché è stato reciso il canale di passaggio. L’operazione è sicura ed efficace e richiede una settimana di degenza in ospedale.

La sterilizzazione della donna, come quella dell’uomo, non asporta nessuna ghiandola sessuale e quindi non influisce né sul desiderio né sulla funzione sessuale.

La prevenzione sul fronte maschile

E’ giusto che anche gli uomini collaborino a questa difesa della vita. Non è giusto che soltanto a carico della donna vadano tutti i problemi relativi alla prevenzione. Anzi. L’uomo può sempre ricorrere all’uso del “preservativo”, superando la ridicola prevenzione moralistica nei confronti di questo sistema che si solito viene riservato ai rapporti casuali e mercenari, come se non esistessero gli stessi problemi anche nella vita sessuale familiare.

Il preservativo raccoglie il liquido seminale e non lo lascia penetrare nel corpo della donna. Anche le prime gocce sono spesso cariche di spermatozoi, e quindi l’uso del preservativo va fatto razionalmente, senza condizionamenti mentali fasulli imposti da una lunga tradizione di repressione moralistico-cattolica.

Il mezzo più sicuro per la prevenzione delle nascite da parte maschile è comunque la “sterilizzazione maschile” che stacca il condotto che porta gli spermatozoi nello sperma o liquido seminale. In questo modo viene impedito il passaggio degli spermatozoi nello sperma, ma l’eiaculazione rimane invariata. L’intervento dura pochi minuti e viene eseguito in anestesia locale.

La sicurezza assoluta data dalla sterilizzazione maschile si ottiene solo dopo circa due mesi e qualche analisi, perché prima devono esaurirsi gli spermatozoi che erano già scesi nei testicoli prima dell’intervento.

Gli spermatozoi sono microscopici, ma dotati di una vitalità formidabile, per cui è necessario far analizzare il liquido seminale due mesi dopo l’intervento per avere l’assoluta certezza che il passaggio del seme sia completamente esaurito.

Il desiderio erotico e la potenza virile restano assolutamente intatti, anzi, il rapporto sessuale si arricchisce e diventa ancora più intenso perché non turbato dalle preoccupazioni psicologiche che avvelenano l’esistenza di tante coppie.

La campagna con il Partito Radicale

«I radicali conducevano da molto tempo questa campagna per il superamento del Codice penale e nel frattempo, nel ’74, era già passato il referendum per il divorzio aprendo tutta una stagione di grande fermento sui diritti civili, mentre sul fronte femminile si erano formati parecchi collettivi, e proprio durante questo periodo di effervescenza scoppiò il caso della clinica di Firenze in cui noi Radicali, con Adele Faccio e il Cisa, accompagnavamo le donne per abortire in sicurezza con il dottor Giorgio Conciani, secondo la linea della disobbedienza civile, del gesto pubblico. Poi, nel gennaio del ’75 il giornale di destra Il Borghese fece esplodere lo scandalo e arrestarono me, Gianfranco Spadaccia e Adele Faccio»

EMMA BONINO

L'approvazione della Legge 194

«Nel frattempo i Radicali avevano lanciato con L’Espresso la raccolta di firme per il referendum abrogativo delle leggi che punivano come reato l’aborto, e portavano avanti tutta una serie di campagne di disobbedienza civile, ma pur di evitare il referendum si preferì andare a elezioni anticipate e noi riuscimmo a far eleggere 4 deputati in Parlamento, tra cui io. Il referendum, però, rimase sul tavolo e ancora nel ’78, sempre per evitarlo, si trovò un accordo politico attraverso una legge con degli elementi di compromesso, per certi versi anche un po’ ipocriti, che consentì alla Dc di lasciarla passare. E così passò la legge nel maggio del ’78, in un clima di grande di effervescenza sui diritti civili, una stagione che si portava dietro il voto ai diciottenni, l’obiezione di coscienza e la riforma del diritto di famiglia»

EMMA BONINO

Il Processo di Firenze

Il Cisa a processo dopo 15 anni

di Roberto della Rovere

Tra coloro che nel 1976 si autodenunciarono per sostenere la campagna per la legalizzazione dell’aborto Roberto della Rovere, giornalista del Corriere della Sera, viene intervistato da Rita Bernardini il 4 ottobre 1990 in occasione del processo di Firenze che iniziava a 15 anni di distanza dai fatti.

Il processo di Firenze

A Firenze vengono tutti assolti

di Adele Faccio

Tra coloro che nel 1976 si autodenunciarono per sostenere la campagna per la legalizzazione dell’aborto Roberto della Rovere, giornalista del Corriere della Sera, viene intervistato da Rita Bernardini il 4 ottobre 1990 in occasione del processo di Firenze che iniziava a 15 anni di distanza dai fatti.