Se l’umanità, tutta l’umanità, quella di tutti i continenti non si rende conto che deve smetterla di avvelenare e inquinare tutto, sia i paesi industrializzati, sia quelli che ancora non si sono affacciati al progresso (così detto) e non hanno ancora imparato a rispettare il pianeta, anche quelli che si sentono innocenti perché non hanno industrie, ma si rendono conto che anche loro continuano ad ammazzare gli animali, non solo con la caccia, ma soprattutto col promuovere i safari e i traffici con le pelli, i denti, i corpi degli animali, se tutta questa gente non impara che “animali” siamo tutti – l’uomo è un animale (anche le donne e i bambini!) – e che rispettare gli esseri viventi è indispensabile perché formiamo il complesso vario ma interdipendente degli esseri viventi e la vita degli uni é strettamente connessa con la vita degli altri, cioé di tutti, non riusciremo mai a mettere fine a tutte le ingiustizie e le violenze che si compiono contro il pianeta Terra.

Se è vero – come noi pensiamo e giudichiamo – che la nonviolenza é la forza con cui possiamo riuscire a salvarci e a salvare il Pianeta con noi (nonviolenza contro gli esseri viventi, tutti, contro la natura, nel suo complesso, senza eccezioni, senza soluzioni di continuità), e che il vivere implica anche il saper gestire con intelligenza la necessità di cibarsi gli uni e gli altri: animali e vegetali, cioè fare uso del senso della misura e della qualità e gradualità degli interventi indispensabili alla sopravvivenza di tutto il complesso della vita planetaria, ebbene allora dobbiamo limitare il crescente sovrappiù di popolazione umana, non uccidendo nessuno, ma limitando le nascite e sorvegliando l’equilibrio numerico e soprattutto culturale dell’umanità e anche quello della fauna e della flora, senza distruggere nulla, ma controllandone con intelligenza gli sviluppi. L’umanità è dotata di intelligenza e dunque l’adoperi e soprattutto impari a controllare se stessa, prima di tutto. E poi anche l’habitat da cui è circondata.