Pontebba 13 Novembre 2020 - Roma 8 Febbraio 2007

Pontebba 13 Novembre 2020 - Roma 8 Febbraio 2007

Deputato della Repubblica Italiana nelle Legislature VII, VIII e X

Paladina dei diritti umani e civili Adele Faccio è tra le prime propugnatrici del diritto all’autodeterminazione delle donne su materie riguardanti il proprio corpo. Fondatrice del CISA Centro d’Informazione sulla Sterilizzazione e sull’Aborto, il suo attivismo costituì un importante contributo alla promulgazione in Parlamento di norme sull’interruzione volontaria di gravidanza, entrate in vigore, per la prima volta, con la Legge 194

Adele Faccio è nata a Pontebba, in provincia di Udine, il 13 novembre del 1920 da una famiglia di intellettuali ed artisti di antiche radici biellesi. Adele era infatti nipote della grande scrittrice e poetessa Rina Faccio, famosissima con lo pseudonimo di Sibilla Aleramo, che era la figlia di uno dei numerosi fratelli del nonno Filippo, così come lo erano Franco Faccio, che fu un grande direttore d’orchestra della Scala, amico intimo di Arrigo Boito e di Giuseppe Verdi di cui diresse tutte le opere e maestro di Arturo Toscanini, mentre Carmelo Faccio divenne noto come disegnatore a Parigi.

Laureatasi all’Università di Genova in lettere e filosofia nel 1943, ha ricoperto il ruolo di assistente presso la cattedra di filologia romanza e ha insegnato la lingua spagnola all’Istituto Superiore di Magistero della città mentre era staffetta partigiana con il nome di battaglia “Vittoria”.

Negli anni della resistenza al nazifascismo «Nascondevo prigionieri evasi, compagni in pericolo, trasportavo sui bricchi della Liguria messaggi, documenti, viveri, sigarette, non ho mai portato armi» racconta l’Adele che in quel periodo ha rafforzato i suoi convincimenti sulla necessità di coinvolgere le donne nella società e nelle occupazioni produttive e culturali.

Con la scoperta delle forme di resistenza non-violenta organizzate nella Spagna franchista, il processo di maturazione ideologica e politica di Adele fece un ulteriore passo avanti.

I suoi interessi infatti, la condussero a Barcellona, dove l’amore per il pittore e poeta Peresignificò immediatamente passione per la causa anti-franchista, unita ai presupposti della disobbedienza civile e della resistenza non-violenta del popolo catalano.

Qui divenne anima di un’intensa attività culturale, realizzata in particolare attraverso la rivistaOccident di cui era l’editrice. La rivista, ufficialmente edita a Genova ma in realtà stampata clandestinamente a Barcellona, era l’unica del tempo ad essere pubblicata in lingua catalana, allora rigidamente proibita.

Tornata in Italia nel 1953, a seguito di una grave malattia che la costrinse ad un lungo periodo di riposo, riprese ad insegnare, sempre convinta del fatto che la scuola dovesse essere un «luogo vivo», capace di coinvolgere i giovani discutendo con loro dei temi concreti della vita.

Gli anni Sessanta sono quindi trascorsi tra l’impegno di una maternità scelta con gioia, nonostante il mancato sostegno del compagno, ed un intenso lavoro editoriale: collaboratrice di numerose riviste d’avanguardia come Il Canguro, Il Discanto, La via femminile, ha tradotto numerosissimi testi tra cui figurano anche libri di Ernesto Che Guevara.

Sempre in opposizione a qualsiasi forma di oppressione e autoritarismo,  Adele ha immaginato soluzioni alternative ad un sistema sociale da lei ritenuto arretrato e inadeguato, ed ha saputo tradurre la sua capacità immaginativa in azione civile e politica.

Il padre di Adele era un convinto anarchico, e quasi anarchico era il suo libertarismo che non si esauriva nella protesta, ma si incanalava puntualmente in un’attività costruttiva, sebbene vissuta sull’orlo della disobbedienza, organizzata dal basso e destinata a suscitare reazioni piuttosto dure tra le file degli “avversari”.

Il contributo al pensiero femminista di Adele Faccio è la logica conseguenza dei suoi ideali libertari. La lotta per l’affrancamento delle donne dal «sistema patriarcale» è stato infatti il punto di arrivo di un percorso tutto inteso a contrastare un’organizzazione sociale coercitiva, fondata sulla «oppressione delle masse», sulla mistificazione, sulla violenza delle armi e ancora più sull’estraneità fra gli esseri umani.

Lontana dalle più articolate e complesse teorizzazioni del pensiero delle donne, si è fatta interprete di un femminismo (il solo a suo avviso efficace) «ideologicamente aggressivo ma limpidamente umano», capace di combattere non solo una legislazione contro la donna ma soprattutto una mentalità diffusa che ne impediva espressione e sviluppo autonomi.

Gli anni Settanta sono stati senza dubbio il suo momento di maggiore visibilità. Femminista, ha trovato nel Partito radicale un insostituibile alleato nella lunga battaglia per la liberalizzazione dell’aborto, e in Marco Pannella un sapiente regista, per quella che è stata una straordinaria battaglia di emancipazione femminile.

La collaborazione, iniziata già nella seconda metà degli anni Sessanta con l’Aied – associazione promotrice di clamorose iniziative mirate alla diffusione della contraccezione – si è approfondita nel 1973 con la fondazione del Cisa (Centro Informazione Sterilizzazione e Aborto).

Il Cisa, unito al Partito Radicale da un rapporto di federazione, è stato, in quegli anni, un fondamentale punto di riferimento per moltissime donne che si sono rivolte alle sue strutture per abortire in condizioni di sicurezza.

Le cliniche collegate all’organizzazione sfidavano la legge, operando alla luce del sole, e costituivano la prima realizzazione concreta di uno spazio autonomo nel quale le donne potevano confrontarsi e solidarizzare, in cui potevano essere ascoltate e riconosciute come abitatrici di un dramma e non criminali; uno spazio in cui al peso comunque gravoso della scelta non si sovrapponeva quello schiacciante del senso di colpa.

Ma il Cisa è stato anche lo strumento di un’esplicita e consapevole provocazione politica. Con la sua azione di disobbedienza civile, la Faccio ha fatto esplodere, portandola all’attenzione dell’opinione pubblica, la scandalosa piaga del mercato degli aborti clandestini.

Insieme a Pannella, Adele costruì una vera e propria strategia della sorpresa, non escludendo alcuna mossa. Con uno studiato coup de théatre, si fece arrestare a Roma, nel Teatro Adriano, il 26 gennaio del 1975, mentre si svolgeva la giornata conclusiva di una conferenza internazionale sull’aborto a cui erano presenti numerose delegazioni straniere.

Riuscì così a far scoppiare lo scandalo: foto su tutti i giornali, i radicali e le loro iniziative alla ribalta, per la Faccio 36 giorni nel carcere femminile di Santa Verdiana a Firenze.

Pugnace e polemica come al solito, in carcere non perdeva occasione per diffondere le proprie idee tra le detenute e per criticare quelle norme, derivazioni del “sistema patriarcale” per cui, mentre il segretario del Partito Radicale Gianfranco Spadaccia in cella poteva leggere i giornali e utilizzare una macchina per scrivere, per lei «l’unica macchina ritenuta adatta era quella per cucire».

L’arresto e le polemiche che ne seguirono hanno rappresentato, nella lotta per l’aborto, un doppio momento di svolta: hanno segnato il punto di non ritorno per una questione che non poteva più essere elusa o procrastinata dalle istituzioni e d’altra parte hanno portato cambiamenti importanti all’interno del Cisa e della sua gestione.

Una volta tornata in libertà, infatti, la Faccio trovò quella realtà profondamente cambiata, sempre più organizzata sul modello dei “collettivi” e, nel fare gli aborti, sempre più improntata al self-help, pratica per cui le donne, grazie al metodo Karman, potevano impadronirsi delle tecniche di interruzione della gravidanza senza più ricorrere all’ausilio dei medici.

Per lungo tempo ha operato fianco a fianco con la sua giovane e capace collaboratrice Emma Bonino che diventerà una delle figure più importanti del Partito Radicale. Entrarono per la prima volta a Montecitorio nel 1976 insieme a Pannella e Mauro Mellini, nel 1988 la Bonino divenne eurodeputata poi Commissario Europeo per gli aiuti umanitari, Ministro delle politiche europee e del Commercio Estero nel Governo Prodi e poi Ministro degli Affari Esteri nel Governo Letta, Emma Bonino è stata ideatrice e promotrice della Corte penale internazionale, delegata per l’Italia all’ONU per la moratoria sulla pena di morte, nonché fondatrice dell’organizzazione internazionale Non c’è pace senza giustizia paladina della battaglia per l’abolizione delle mutilazioni genitali femminili.

A lungo Segretario Generale della Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno” Adele Faccio è stata fondatrice e presidente della Lega Internazionale per la Difesa dei Diritti Civili e Democratici in Iran, della Lega per i Diritti Sessuali della persona, della Associazione Culturale L’Alternativa, Deputata al Parlamento nella VII, VIII e X legislatura della Repubblica italiana, Radicale, Federalista europea, fondatrice dei Verdi Arcobaleno, dal 1976 al 1990 Adele Faccio è intervenuta in Aula in 184 occasioni, ha presentato 174 progetti di Legge, firmato 2.339 Atti di indirizzo e controllo parlamentare.

Si ritirò dalla politica nel 1990 – la Camera respinse più volte le sue dimissioni presentate fin dal 10 gennaio per accogliere solo il 23 maggio – per tornare ad accuparsi delle sue prime e antiche passioni, l’arte e la cultura.

Dedicò gli ultimi anni della sua vita a dipingere e scrivere poesie, organizzare mostre ed eventi culturali. Si appassionò alla telematica prima ancora della nascita di Internet prevedendo, prima di molti altri e malgrado l’età, i positivi possibili sviluppi che le nuove tecnologie potevano riflettere sulla società, dalle considerazioni sul minor impatto ambientale del telelavoro all’evoluzione dell’educazione grazie all’editoria elettronica, fino al graduale auspicato passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia diretta.

In quegli anni vissuti tra Roma e Barcellona, diede vita alla Artel Società Telematica che senza mai ricorrere a contributi pubblici realizzò con la Fondazione Gala-Salvador Dalì di Figueres la prima edizione digitale dedicata al grande pittore catalano Salvador Dalì, presentato nell’estate del 1996 al Museo del Louvre di Parigi.

Nel 1998 l’Adele partecipò attivamente ala pubblicazione del primo cd-rom interattivo ufficiale della Città di Barcellona “Barcelona, ciudad mediterranea” e per il Giubileo 2000 al cd-rom “Rome, the City and the History” del quale scrisse una gran parte dei testi.

Adele Faccio ci ha lasciato l’8 Febbraio del 2007, un triste giovedì per tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerla.