di Pina Caporaso

In Portogallo si è votato per ottenere una legge che permetta di abortire tutelandosi dalla clandestinità e dai rischi connessi. Gli esiti del referendum sono stati largamente favorevoli alla depenalizzazione, anche se non è stato raggiunto il quorum. Il Governo ha detto che ne terrà comunque conto. Qualche giorno prima, è morta Adele Faccio e voglio parlarvi proprio di questa donna che si è spenta serenamente a Roma, a più di ottanta anni, del modo in cui mi sono imbattuta nella sua politica e della personale vicenda biografica. Quando ho cominciato le ricerce per la mia tesi di laurea, (“Interruzione volontaria della gravidanza: cultura e legislazione”), sapevo di Emma Bonino, dei Radicali e delle femministe; sapevo dei cattolici, della Democrazia Cristiana e dei cucchiai d’oro. Non sapevo però che, tra le persone determinanti in quello scontro aperto sul corpo delle donne e sulla loro autodeterminazione, vi era stata questa donna battagliera che autodenunciava di aver avuto un aborto clandestino e veniva arrestata in un teatro romano, gremito di donne. Mentre le forze dell’ordine la portavano via, tutti sapevano chi era e quanto bisognava essere grate a quelle che, come lei, cercarono negli anni Settanta di sottrarre le donne a pratiche lesive della loro integrità psicofisica e lucrose per le tasche dei ginecologi d’oro. Adele Faccio faceva parte del Partito Radicale e della sua organizzazione che battagliava per i diritti femminili, il Movimento di Liberazione della Donna (Mld). Sfidando la legge, aveva lavorato in centri non autorizzati nei quali alcuni ginecologi volontari praticavano l’interruzione volontaria di gravidanza, senza intascare una lira e con pratiche più rispettose per le donne che certamente non si sottoponevano allegramente agli interventi. Non sono riuscita a intervistarla per la mia tesi perché da tempo si era sottratta all’impegno pubblico e politico e non mi è stato possibile rintracciarla. Ho voluto dedicarle questa rubrica e cercherò di fare in modo che un po’ del mio agire quotidiano sia un modo per mantenerne vivo il ricordo. Senza rumore, con molta coscienza.

Articolo pubblicato su IlQuaderno il 23 Febbraio 2007